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Approfondimenti: Trattamento delle teleangectasie degli arti inferiori con laser Nd:Yag ad impulso lungo

Numerose condizioni possono determinare la comparsa di teleangectasie agli arti inferiori: principalmente si tratta di fenomeni conseguenti ad un quadro di insufficienza venosa, ma possono essere secondarie anche a semplici fattori costituzionali. Prima di intraprendere un trattamento laser è buona norma consigliare al paziente una visita ed una valutazione specialistica accompagnata da ecocolordoppler. Solitamente in ambito di competenza specialistica vascolare viene valutata la possibilità di un trattamento (con terapia sclerosante o altra metodica) delle varicosità più profonde o dei vasi di calibro maggiore ai 2 mm, ove presenti. Queste strutture infatti non sono passibili di trattamento laser transdermico e la loro persistenza determinerebbe una recidiva dopo una eventuale terapia limitata solo agli elementi più superficiali. Il trattamento laser al contrario appare ideale per le diramazioni piccole o molto fini ove in taluni casi la scleroterapia potrebbe addirittura essere controindicata per la possibile comparsa di nuove teleangectasie come conseguenza di una eccessiva pressione esercitata dall’ago (telangiectatic matting).  Il trattamento con laser transdermico in questo tipo di condizione è comunque molto complesso a seguito di una serie di fattori (alta pressione idrostatica, profondità e complessità di struttura anatomica dei vasi) che rendono meno prevedibile l’esito finale rispetto a quanto possiamo osservare nelle condizioni vascolari del volto.

 

Tra le varie apparecchiature proposte il laser Nd:Yag può essere utilizzato con successo nel trattamento delle teleangectasie degli arti inferiori: questa tecnologia viene considerata la più appropriata in virtù dell’alto potere di penetrazione nel tessuto. Anche se lunghezza d’onda di 1064 nm non ha una grande affinità per l’emoglobina, questa funge da “esca ottica” all’interno del vaso attirandone il calore e cedendolo poi alla struttura vascolare con conseguente denaturazione termica della stessa (il vero bersaglio è costituito dalla parete vasale). Successivamente alla avvenuta alterazione della struttura vascolare si assiste ad un progressivo riassorbimento degli elementi in un tempo variabile da 2 a 4 mesi. Solitamente dopo 2 mesi dalla prima seduta si programma un controllo per verificare l’avvenuta obliterazione dei vasi ed in caso di necessità si procede ad una ulteriore applicazione laser. Come detto il target ideale è rappresentato da vasi teleangectasici di colore tendente al blu od al rosso cupo, di calibro sino a 2 mm.

 

Preparazione alla seduta

Prima della seduta è al solito necessario presentarsi con pelle detersa ed asciutta: è altresì consigliabile una perfetta depilazione, poiché la presenza di peli potrebbe interferire con il trattamento, ed una cute non abbronzata.

 

Modalità di esecuzione del trattamento

La corretta applicazione laser non può prescindere da una buona conoscenza dell’apparecchiatura sia teorica che pratica: la necessità di agire su vasi profondi richiede infatti l’utilizzo di alte fluenze con relativo rischio jatrogeno. In generale si cerca di ottenere un collabimento della struttura vascolare: il raggiungimento di questo obiettivo si manifesta immediatamente dopo l’applicazione del laser con la comparsa di una stria eritematosa accompagnata da una lieve reazione pomfoide.  In assenza di tale “end point”, in particolare se la struttura vasale rimanga ancora apprezzabile visivamente dopo l’applicazione laser, è facile aspettarsi una mancata risposta terapeutica. I diametri dello spot utilizzati a tal fine sono solitamente di 3 e 6 mm: per vasi di calibro inferiore al millimetro si utilizza lo spot da 3 mm con tempo di esposizione variabile dai 20 ai 40 msec. All’aumentare del tempo di esposizione si dovrebbe ridurre la fluenza e viceversa. Lo spot da 6 mm viene generalmente utilizzato per vasi di calibro superiore ad un mm utilizzando tempo di esposizione di 30 o 40 msec e riducendo la fluenza rispetto allo spot da 3 mm. È indispensabile un buon sistema di raffreddamento che verrà modulato con l’intento di minimizzare l’insulto termico che, dal vaso, potrebbe trasmettersi alle componenti dermiche.

 

Norme da seguire dopo la seduta

Per circa una settimana viene consigliata l’applicazione di una crema antibiotica. L’uso di calze elastiche graduate può migliorare l’efficacia ed il mantenimento dei risultati ottenuti. Viene inoltre raccomandata una adeguata fotoprotezione solare in particolare per evitare la possibilità di iperpigmentazioni residue.

 

Effetti avversi

Possono verificarsi, in particolare se non vengono rispettati parametri di sicurezza, alcune aree di disepitelizzazione conseguente al danno termico. Tra gli effetti avversi più frequenti si annoverano le discromie ed in particolare la tipica colorazione metacromatica che accompagna gli stravasi di emoglobina.

Vi sono altri inestetismi di origine vascolare trattabili vantaggiosamente con questa tecnica, tra essi ricordiamo gli angiomi rubino, i piccoli angiomi eruttivi, gli angiocheratomi.

 

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